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Stagionare il legno

Stagionare il legno

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Già, un pezzo di legno, fresco, appena tagliato non si può utilizzare per creare qualcosa di duraturo. L’immagine bucolica dello scultore o dell’artigiano che lavora un pezzo di legno appena raccolto dalla foresta...

STAGIONARE IL LEGNO

Tra dire e il fare, c’è di mezzo lo stagionare.

 

Già, un pezzo di legno, fresco, appena tagliato non si può utilizzare per creare qualcosa di duraturo. L’immagine bucolica dello scultore o dell’artigiano che lavora un pezzo di legno appena raccolto dalla foresta, ci emoziona molto ma è piuttosto distante dalla realtà.

 

Il motivo di questo è molto semplice, infatti, il materiale non è maturo per poter essere declinato in qualsivoglia artefatto.

 

Il problema principale è legato alla presenza di acqua all’interno della pianta. Ecco perché stagionatura del legno è anche sinonimo di essiccazione. Questo processo mira infatti a ridurre la quantità d’acqua presente, sia tra le pareti cellulari (acqua libera) che all’interno delle pareti cellulari (acqua di saturazione). Il tutto viene misurato in base alla percentuale di umidità presente nel materiale.

 

Chiaramente, questo processo può essere condizionato nella sua durata da alcune variabili, come per esempio la densità del legno o la capacità di immagazzinare acqua di una determinata specie legnosa, oltre alla temperatura a cui questo procedimento avviene.

 

Il legno, una volta essiccato, diventa più facile da lavorare e da trattare, diventa più solido e resistente al deterioramento. Inoltre, è più leggero e quindi il trasporto diventa più economico.

 

Tecnicamente, l'essiccazione rappresenta il processo che porta l’umidità presente all’interno del legno, ad un livello desiderato ed ideale, che in generale è quello presente nell’ambiente in cui esso sarà poi impiegato.

 

Infatti, il legno è un materiale di per sé spugnoso e quindi cede umidità ad un ambiente secco ed acquisisce umidità invece da un ambiente per l’appunto umido. Questa caratteristica viene definita dal termine igroscopico.

 

La stagionatura può avvenire in molti modi, tendenzialmente o con l’esposizione all’aria o attraverso l’utilizzo di forni.

 

Nel caso dell’esposizione all’aria, questa operazione dura parecchi mesi, mentre attraverso l’utilizzo dei forni, il processo si riduce ad alcuni giorni. Quest’ultima viene chiamata anche “stagionatura artificiale” perchè non si utilizza il tempo e le condizioni ambientali, bensì forni o tunnel di essiccazione.

 

Durante queste operazioni, come si può ben immaginare, il legno potrebbe anche incurvarsi. Diventa così fondamentale il posizionamento delle assi di legno, in una maniera consona a prevenire questo fenomeno. Così, generalmente le assi vengono messe le une sulle altre e distanziate da appositi segmenti in legno. Le pile che vengono a formarsi non devono essere troppo alte. Il peso delle assi, accatastate in maniera ordinata, le mantiene appiattite, come tavole.

 

Solo dopo questo procedimento il legno può essere utilizzato. Ad ogni modo, va tenuto a mente che questo materiale è vivo e pertanto il tempo e l’umidità ambientale, nel lungo periodo hanno comunque un effetto su di esso, al di là dei trattamenti fatti.

 

Ciò non deve essere visto come un difetto, certamente può essere necessario rettificare l’artefatto ma tale caratteristica è il segno distintivo di un materiale che vive insieme a noi all’interno della nostra casa.

 

Al prossimo articolo. Un Saluto da Giulio e Giuseppe, gli artigiani verdi.

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Fare il falegname è un mestiere antico, avvincente, complesso e delicato dove ogni giorno c’è qualcosa da imparare.

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